(Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo (part.), Cappella Sistina, Città del Vaticano, 1511 circa)
Domenica 4 gennaio 2026
II DOMENICA DOPO NATALE – ANNO A
Commento al Vangelo
Gv 1, 1-18
Eccoci in un nuovo anno, in questo cammino che, passo dopo passo, è guidato dalla parola di Dio, dal vangelo che ogni domenica getta una luce nella nostra vita di ogni giorno. La riflessione di questa domenica prosegue quella di Natale, in cui abbiamo trovato lo stesso vangelo, il prologo di Giovanni. A pensarci bene, questa è una grazia, perché si tratta di un testo così complesso, che forse in due volte può essere gustato al meglio nei dettagli. O forse non ne basterebbero due, tanto è bello e profondo!
Il prologo ci presenta la protagonista del vangelo: la parola. È un inno alla parola, una stupenda poesia! Cosa c’è di meglio di una poesia, per descrivere la bellezza, per descrivere la pienezza?
Come abbiamo già visto domenica scorsa, nell’inno si presenta la Parola nel suo rapporto con Dio, nel suo rapporto con il creato, nel suo rapporto con la storia, finché la parola diventa carne, quando vediamo Dio faccia a faccia, come di fronte alla mangiatoia ricca di dolcezza e mistero. Cosa è la parola? Se ci pensiamo bene, la parola è ciò che dà l’esistenza a ogni persona. Senza parola, l’uomo non esiste, non si relaziona, non vive.
Come un volo di aquila che gira su se stessa fissando lo sguardo sulla preda anche a grande distanza, il testo di Giovanni descrive la parola svelandoci, man mano aspetti sempre più precisi. Ma nel corpo della descrizione, ci sono delle interruzioni che sembrano quasi non essere omogenee con il resto, come nel caso dei passaggi sul Battista.
Infatti a un certo punto, stranamente, l’inno si interrompe sulla figura di Giovanni, un testimone. Ma il testimone è fondamentale per la parola, senza testimone, senza comunicazione non c’è parola. Il Battista ci indica, con la sua vita, uno dei nostri doveri in vista del nuovo anno, uno dei nostri impegni: dobbiamo rendere testimonianza della luce. La testimonianza non è la luce! A volte ci concentriamo solo sui profeti, quasi divinizziamo esempi di uomini virtuosi, ma dimentichiamo che la luce viene da altrove, viene solo da Dio! Tutto il resto sono idoli. Testimoniare è duro, in greco è “martirio”, si dà la vita per questo!
La parola è luce per ogni uomo, oltre le religioni, oltre le culture e le provenienze. Ma nel mondo, questa luce non è riconosciuta, accolta. Perché non la accogliamo? Perché la conosciamo, ma non la riconosciamo? A chi la accoglie, è dato potere di essere figlio di Dio: la parola di verità “informa”, fa diventare come Dio, fa diventare Dio. È il principio di divinizzazione. Ognuno è la parola che ascolta, quando diventa come quella.
Questa parola diviene carne: cambia l’economia della parola. Come fa a diventare carne? L’uomo vive della parola, e Gesù ha vissuto nella sua carne la parola del Padre. Quando viviamo la parola di Dio, è come se noi cominciamo a vivere il limite e la fragilità della nostra carne in modo divino, nella relazione con gli altri, nella relazione con il creato, nella relazione con il grido del povero, del fragile. Nella mia carne fragile posso essere figlio di Dio, se in me abita la parola di Dio. La grotta di Betlemme che abbiamo visitato domenica scorsa è il luogo che, per primo, ha visto questa carne, questa nuova via per tutta l’umanità.
Quanta luce, di fronte a quei pastori, che oggi possiamo essere anche noi, lì per caso, di notte, nel lavoro quotidiano, nelle preoccupazioni della vita! Dio nessuno lo ha mai visto, anche se spesso noi ce lo facciamo a nostra immagine, come meglio ci conviene. Dio è parola, la parola non la vedi, ma la devi capire. La parola si narra con la vita. Il figlio, con la sua vita, con la sua carne, ci racconta cosa è Dio. Tutta la vita di Gesù, che comincia da quella grotta, è una narrazione di Dio. È una “esegesi”, un “tirare fuori”, lui ci espone, ci spiega che l’uomo è figlio, è fratello. Quel Dio che tutti cerchiamo di immaginare come meglio ci piace, ci si rivela nell’umanità, così come vissuta da Gesù.
L’augurio più bello, in questo nuovo anno, è di camminare con la parola di Dio con lo sguardo di Francesco di Assisi, che diceva: “E poiché chi è da Dio ascolta le parole di Dio, perciò noi, che in modo tutto speciale siamo deputati ai divini uffici, dobbiamo non solo ascoltare e praticare quello che Dio dice, ma anche, per radicare in noi l’altezza del nostro Creatore e la nostra sottomissione a lui, custodire i vasi sacri e i libri liturgici, che contengono le sue sante parole.” (FF 224).
In questa parola si gioca il destino dell’uomo, alla luce di questa parola che possiamo capire tutta la bellezza che Dio ci offre gratuitamente ogni giorno, e forse il nuovo anno, in questo cammino di ricerca attraverso il suo vangelo, assume un sapore più dolce.
Vi auguriamo di cuore un buon anno
Laudato si’!
Grazie Antonio caro, e buon anno! Non c’è modo migliore che ripartire con il prologo di Giovanni, il “presepe del quarto evangelista”. Il suo volo d’aquila ci può aiutare tutti a guardare alle meraviglie dello scorso anno, e a guardare con speranza alla strada che ci attende
Grazie Stefano, ripartiamo con il volo d’aquila di Giovanni! Buon anno a te
Sempre grazie Antonio per le tue preziose riflessioni che ci aiutano ad entrare nel profondo della Parola.La Parola che dà un senso alla nostra esistenza,luce per i nostri passi e ci mette in comunicazione con il Creatore.Oggi più che mai in un mondo cieco a questa luce,non dobbiamo soccombere al sentimento dell’impotenza,ma dobbiamo fare brillare questa luce attraverso la nostra testimonianza affinché possa raggiungere più fratelli possibile.Non abbandoniamo la speranza anche se l’umanità intera ancora dopo millenni sembra non conoscere questa luce e continua a perpetrare :”Homo homini lupus”,in questo nuovo anno continuiamo a essere testimoni credibili.Buon anno,illuminato dalla Parola,a tutti
La Parola???
Mi interroga, non riesco mai a capire se ho ascoltato bene, c’è sempre un altro modo di sentire, lasciarsi portare dalla parola abbandonarsi, senza difese, senza cercare di capire, ma sentire, sentire cosa mi dice nel profondo del mio cuore, Gesù vuole essere cercato, e il Signore lo svela in continuazione, se lo cerchi con un cuore in ascolto, allora Lo Senti!!!
Laudato Sì al 2026 in ascolto
Tutta la vita ci porta e inizia da quella grotta
Buongiorno,buona domenica e buon anno… grazie Antonio….mi piace pensare alla Parola come l’ Inizio e a seguire…..la testimonianza….i nostri comportamenti…di nuovo… grazie
Grazie Antonio, speriamo che i figli di Dio che hanno responsabilità sul bene comune prendano coscienza e testimonino con le loro opere il nostro essere fratelli e eredi del Creato
La Parola???
Mi interroga, non riesco mai a capire se ho ascoltato bene, c’è sempre un altro modo di sentire, lasciarsi portare dalla parola abbandonarsi, senza difese, senza cercare di capire, ma sentire, sentire cosa mi dice nel profondo del mio cuore, Gesù vuole essere cercato, e il Signore lo svela in continuazione, se lo cerchi con un cuore in ascolto, allora Lo Senti!!!
Laudato Sì al 2026 in ascolto
Grazie Antonio, la parola, il discorso, come vita
Mi colpisce quando dici “Tutta la vita di Gesù, che comincia da quella grotta, è una narrazione di Dio. È una “esegesi”, un “tirare fuori”, lui ci espone, ci spiega che l’uomo è figlio, è fratello”. Vedere tutta la vita di Cristo come un grande parola, ci consola
Cara Adriana, tutte le nostre vite sono percorse da parole, ma quella di Gesù in modo più forte, dalla nascita alla sua resurrezione… Che questa parola continui a nutrire le nostre vite, in questo nuovo anno!
Grazie Antonio. L’inno alla parola e la figura di Giovanni s’incastrano perfettamente con il sogno di stanotte. Sogno dal significato profondo. È vero per essere causata la consegna della Parola bisogna,prima,consegnare la Vita. Splendide parole. Grazie Antonio. Tu ed Assisi vi sento vicini,con San Francesco
Tutta la vita ci porta e inizia da quella grotta
Buon anno a tutti voi, che seguite queste riflessioni in questa rubrica. Una gioia leggere queste meditazioni, legate al creato, e condividere il punto di vista dei lettori. Molto sinodale!
Grazie suor Susanna, proviamo ogni settimana a leggere insieme la parola. Piccoli passi di sinodalità…
Auguri di buon anno a tutti
Buongiorno Antonio e sempre grazie per la costante presenza. Sto passando giorni in cui mi chiedo : dove sto andando? Si è spento il sorriso del mio cuore. Le motivazioni tante!
E’ stupendo e molto impegnativo il prologo di Giovanni, ringrazio Antonio per il suo commento; puntuale, formativo, che invita a riflettere.
Io cercherò di concentrarmi su una frase che catalizza sempre la mia attenzione ” La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”.
L’ Apostolo ci indica che la luce, man mano che aumenta il suo splendore, vince sulle tenebre.
La luce non deve combattere le tenebre – non c’é combattimento – la luce deve soltanto splendere.
Più lei splenderà, più le tenebre saranno deboli e il loro influsso sarà ridotto.
Accogliamo, senza riserve, la luce che proviene dal Bambino appena nato e sconfiggeremo le tenebre.
Buon anno a tutti, nella luce del Signore!
Grazie Alberto, ci consola tanto sapere che non c’è bisogno di un “combattimento” ma basta far splendere la luce, e le tenebre semplicemente scompaiono. Che sia un anno di luce!
Buongiorno Antonio e sempre grazie per la costante presenza. Sto passando giorni in cui mi chiedo : dove sto andando? Si è spento il sorriso del mio cuore. Le motivazioni tante!
Grazie Antonio per il tuo commento. Propone tanti spunti di riflessione.
Facciamo splendere la Luce, con la nostra voce e il nostro agire.
Che il Signore ci sostenga sempre🙏
Illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, dice Paolo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto, dice Giovanni
… e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Dentro il logos c’è l’invito di Dio, la nostra chiamata come persone a vivere la vita con fede e speranza e carità.
Dentro un annuncio così bello io scelgo l’impegno della condivisione e di custodire un cuore riconoscente. Buon anno a te Antonio e a tutti noi
Hai ragione Antonio, solo la poesia è capace di fare sintesi e di farci intuire la grandezza e insieme la bellezza dell’atto creativo.
La parola vibra e diventa musica che raggiunge insieme la mente e il cuore.
Grazie per averci accompagnato anche quest’anno nella comprensione dei brani che il tempo di Avvento ci ha proposto.
…il cammino di ricerca attraverso il Vangelo…rende dolce ciò che è amaro…Buon Anno !!! Grazie!
Ciao caro Antonio mi sono trovato a Natale come nel 2021 (sempre a Natale) con mia figlia affetta da una recidiva della sua malattia. Due cari amici in condizioni gravi. Mi sono chiesto perché questa sofferenza non potesse essere risparmiata almeno a Natale. Poi il mio cuore ha pensato che Gesù ci volesse più vicino a Lui, lì nella grotta gelida ma piena della sua luce come pastori improbabili ma pieni di speranza. Un abbraccio a tutti Maurizio
Parole commoventi e piene di speranza, grazie Antonio, grazie anche ai commentatori…
In questi tempi cosi’ difficili servono, danno luce, danno il senso del futuro…che tutto questo ci accompagni nel nuovo anno per tutti!!!
C’è un personaggio nel presepe napoletano che più di ogni altro sembra aver intuito l’immensa sacralità dell’Incarnazione del Verbo. È il pastore della meraviglia: il pastore ‘filosofo’, per i napoletani ‘ o scantato. Sì, perché è così emozionato da restare inebetito alla vista del Bambino. È sempre presente in ogni rappresentazione presepiale napoletana, come il dormiente, la popolana, ecc. Il Verbo è la Parola creatrice, che realizza ciò che vuole, nella Sua imperscrutabile volontà, dalla creazione alla fine del mondo. E a Natale lo celebriamo in una mangiatoia, perché sarà il nostro cibo eucaristico. Il Verbo è l’essenza di Dio, del Dio con noi.
Grazie Antonio.
Buon anno alla luce della Parola, che dobbiamo essere bravi a farla diventare carne nelle nostre vite.
Gesù aiutaci nella nostra umanità.
Grazie Antonio per le tue profonde riflessioni. Speriamo che in questo nuovo anno il nostro agire sia conforme alle parole di amore , pace, fratellanza, solidarietà, salvaguardia della nostra Madre Terra con tutte le sue Creature. Auguri a tutti voi di un sereno 2026
Grazie Antonio sempre per le tue profonde riflessioni. Speriamo che in questo nuovo anno riusciamo ad agire coerentemente alle parole che spesso usiamo: amore, pace, fratellanza, solidarietà, salvaguardia della nostra Madre Terra con tutte le sue Creature. Auguri a tutti di un sereno 2026 con la speranza che finalmente ciò che tutti auspichiamo si possa realizzare
Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, Lui che è la luce del mondo.
La scienza ci insegna che per la luce il tempo non esiste perché la luce è eterna.
Che grande mistero.
Laudato Sì’ e buon anno
Grazie a tutti per la condivisione di questa parola di Dio nella seconda domenica dopo Natale. Antonio ha ribadito che “La parola è luce per ogni uomo”. Infatti è luce per ognuno di noi. Illumina il nostro cammino. “Lampada ai miei passi è la tua parola” così ci fa pregare il salmista. Chiediamo la grazia di sapere accoglierla tutte le volte che l’ ascoltiamo per custodirla nel cuore e metterla in pratica. Grazie
“la vita era la luce degli uomini”.
Anche a me rimanda ad una riflessione in cui accogliere la luce non basta, ma dobbiamo rifletterla, perché come dice Gesù ognuno di noi è “luce e sale per il mondo”.
Gesù ci esorta ad essere elementi essenziali di vera fede: il sale dà sapore e conserva, custodisce, mentre la luce illumina e guida, rivelando il bene, proprio come come fecero Gesù, Maria e Giuseppe ; il sale e la luce devono “brillare” e “dare sapore” alla vita, ai fratelli che incontri in semplicità, in umiltà, con pazienza, facendosi “dono” per gli altri e rendendo visibili le opere buone di Dio affinché Egli venga glorificato e amato.
Anche San Francesco volle servire Dio in semplicità spogliandosi di tutto per nutrirsi dell’essenziale, perché il vero nutrimento per la nostra anima lo sappiamo è accogliere Dio nella nostra vita e lasciarlo operare in essa.
“E il Verbo si fece carne”. Il verbo non è dunque solo “Parola” che illumina, ma azione che cammina, che trasforma che scava in ciascuno di noi, per diventare parte di un unico Corpo che è Cristo, rendendoci fratelli e prendendoci cura gli uni degli altri in unione con Dio per una vita santa ed eterna.
Grazie Antonio sempre per il tuo commento, perché mi permette non solo di leggere la Parola ma di incarnarla e farne esperienza.
Grazie a tutti per essere stimolo di condivisione e arricchimento spirituale.
Buon e santo anno a tutti.
Un buon anno sia con l’ insegna del Battista per farci capire che Dio ha strade diverse da come noi pensiamo. Dobbiamo solo avere fede come un granellino di senape.Buon anno di luce per donarla a chiunque incontriamo.
Pace e bene a tutti .
Buon Anno carissimo Antonio a te e la famiglia della Laudato Si.
Il Prologo di Giovanni è sempre di grande luce e scossone per noi ,le sue parole sono di un intimità profondo tra il creatore e la creatura una confidenza che ti richiama ad aprire un dialogo d’amore e di riconoscenza verso il Verbo di Dio che si è fatto uomo cioè uno con noi ..Anzi uno di noi attraverso il seno Verginale di Maria, Madre dell’Umanita.
Nel nostro focolare domestico evige una sola parola “fate quello che Egli vi dirà ” ogni giorno ci sforziamo con la santa Messa e la quotidianità di viverla e metterla in pratica sia per noi coppia che con le figlie non è semplice e facile ma crediamo che quel l’uno per cento se è fatto con amore e volontà Dio lo prende in carico e ci dà la spinta nel perseverare sempre guardando il figlio suo : Gesù.
Grazie immense per le vostre riflessioni, oggi a messa durante l’ascolto del vangelo e l’omelia del sacerdote, risuonavano le vostre parole. E questo è bellissimo. Buona domenica a tutti!
Grazie, Antonio, per quest’ennesima riflessione stupenda che hai pubblicato!
Quante cose su cui meditare…!!!
Intanto, la prima cosa che ho imparato oggi è di non cercare Dio nel domani, ma nell’oggi! Quel “…lo vedremo faccia a faccia, così come Egli è…” ho sempre pensato che si riferisse ad un “post” indeterminato piuttosto che ad un “hic et nunc”. Ho sempre pensato alla “vera felicitas” di sant’Agostino piuttosto che alla “parola vera” delle Sacre Scritture!
Questo vuol dire che non dobbiamo attendere nulla di più e nulla di meno dal domani perché tutto ci è già stato donato nell’oggi. Il nostro obiettivo non è combattere per una conquista, ma è un difendere una conquista già ottenuta!
I pastori combatterono con la fede l’incredulità di fronte all’angelo Gabriele, andando di persona a Betlemme! Lì avvenne la conquista. Tornando a casa, tra canti e lodi a Dio, difendono quel bene ricevuto. Dove? Nel loro cuore.
Quanto è difficile rimanere con l’immagine di Gesù Bambino impressa nel nostro cuore fino al prossimo Natale! Quanto è difficile affrontare la quaresima, la Pasqua, l’ascensione, la Pentecoste, l’Assunzione, il nostro compleanno…mantenendo sempre viva davanti a noi l’immagine di Gesù bambino!!!
In secondo luogo, testimoniare è un “martirio”, un gridare nel deserto delle tenebre. Come la luna, che vive “consapevolmente” di luce riflessa. Non aspira a diventare come il sole, ma semplicemente ci annunzia la presenza del sole, anche se non lo vediamo.
Ma se siamo sempre abituati a immaginare “la voce” di San Giovanni Battista come qualcosa che deve per forza diminuire per lasciar spazio alla luce, se testimoniare è sempre stato sinonimo di rinunzia (a sé stessi, all’autoaffermazione, all’indipendenza) per amore di qualcun altro, oggi riflettiamo sul fatto che non necessariamente dal negativo debba nascere per forza altro negativo (come Natanaele quando disse: “dalla Galilea può nascere qualcosa di buono?”). Infatti, se il potere non possiamo certo avercelo tra le mani, almeno possiamo con certezza dire che abbiamo la vita eterna nel cuore. “Siamo quello che ascoltiamo, quando diventiamo come quello”. Allora, anche testimoniare è essere luce (e non soltanto voce!). Significa sostituire Dio quando lui non c’è.
Non poter essere Dio, il sole, dentro la nostra esistenza, come vorremmo: è’ questo il nostro limite e la nostra fragilità. Ma se facciamo abitare la luce in noi, nella nostra carne “quotidiana”, ecco che la nostra vita, da sola, sarà “una narrazione di Dio” senza la necessità di aprire bocca! Testimoniare, forse, non sarà più “un martirio”!