(Duccio di Boninsegna, Vocazione di Pietro e Andrea, National Gallery of Art, Washington, 1308)
Domenica 25 gennaio 2026
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Commento al Vangelo della domenica
Mt 4, 12-23
Prosegue il nostro cammino sui passi della parola attraverso il vangelo di questa domenica che ci presenta l’inizio della missione di Gesù e la chiamata dei primi apostoli. Un racconto che ci può aiutare a comprendere quale sia il kairos, il momento opportuno per accogliere la chiamata alla conversione e all’azione.
Siamo nei primi capitoli del vangelo di Matteo, dopo il racconto delle tentazioni nel deserto e prima del discorso della montagna. La scena di oggi è introdotta da un brano redazionale, che fa un po’ da cerniera tra il Battista – la tradizione di Israele – e le Beatitudini – la novità del vangelo. Non si tratta di un brano “minore”, bensì getta una luce importante sul senso della vicenda umana di Gesù, così come descritta nel vangelo di Levi: trent’anni a Nazareth, le ultime settimane in Giudea e a Gerusalemme, e tutto il cuore del racconto a Cafarnao, in riva al mare.
“Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato”, letteralmente “consegnato” esattamente come sarà consegnato e tradito lo stesso Gesù al termine del racconto. Questo, paradossalmente, è il kairos per dare inizio alla missione: Cristo comincia proprio quando viene a sapere che il suo profeta è in carcere. Quando vieni consegnato, tradito, quello è il momento opportuno per Dio: l’uomo vuole consegnarlo, e lui si consegna, l’uomo vuole venderlo, e lui si fa dono.
Gesù quindi si ritira, fugge, perché anche questo è un kairos: non si tratta di codardia, di opportunismo o di calcolo, ma di compimento di una missione. Così come la fuga in Egitto aveva consentito alla famiglia di muovere i primi passi, questa fuga consente i primi passi alla missione di Cristo: a Nazareth già Gesù era stato cacciato dalla sinagoga, a Gerusalemme rischia di fare la fine di Giovanni.
Quindi la “Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare” diventa il luogo ideale, perché “Galilea delle genti” che aveva bisogno della luce, richiamando la profezia di Isaia riguardo l’oppressione del re assiro Tiglatpileser III. Questo è il kairos, il tempo e il luogo opportuno per ciascuno di noi, ognuno vive in una “Galilea delle genti” che ha sete di luce nella sua quotidianità. Inutile attendere un tempo diverso, una congiunzione astrale per iniziare.
Il popolo “abitava nelle tenebre”, in posizione statica, mentre subito dopo si dice che Gesù “camminava lungo il mare”. La cerniera tra la missione di Gesù e quella degli apostoli è data da un atteggiamento di movimento. Il creato si fa contesto e occasione, nella quotidianità del lavoro, nella sua dignità. Occasione di incontro e di salvezza. Gesù prima predica, invita tutti, “Convertitevi”, e poi chiama per nome. La scena sembra ripetersi due volte uguale, ma in questa ridondanza c’è una appartenenza che si ripete da duemila anni: ciascuno di noi viene chiamato per nome, ogni giorno.
Ogni chiamata è simile, ma non è una fotocopia: ci sono leggere differenze, che rendono sempre unico l’incontro. Non sono tutti “pescatori”, sono fratelli, non hanno tutti solo “reti”: per esempio Simone e Andrea non usano reti a strascico, ma il giacchio, una piccola rete di pescatori poveri; diversa dalla barca dei figli di Zebedeo, con reti migliori e – come racconta Marco – pure con i garzoni. Ma ciascuno è raggiunto dalla stessa chiamata all’azione, una chiamata per nome. Una chiamata a seguire Gesù.
La risposta è nel silenzio, ci stupisce: lasciano tutto. Lasciano perché trovano, trovano tutto, vengono trovati da uno sguardo che dona vita! Vengono chiamati a fare ciò che già fanno, a essere “pescatori di uomini”. Il mare, segno di morte e di peccato, diventa il luogo per portare alla vita, “pescare”, tanti uomini nella storia! In questo senso Dio viene ad abitare le nostre storie, i nostri talenti, la nostra “Galilea delle genti” e rivestirla di luce e di senso. Questo porta i primi apostoli a lasciare tutto, perché trovano tutto!
Preghiamo oggi il Signore, in questa domenica, affinché accogliamo con gioia l’invito alla conversione proposto da Francesco di Assisi, che diceva nella parafrasi del Padre Nostro: “Venga il tuo regno: perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli, l’amore di te è perfetto, la comunione di te è beata, il godimento di te senza fine” (FF 269).
Vi auguriamo di cuore buona domenica
Laudato si’!
“Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio”! Così urlava alla folla San Giovanni Paolo II 25 anni fa, ad Agrigento, contro gli autori dell’ennesimo delitto di Mafia.
“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”; così predicava Gesù.
La conversione è il segno di una rinascita spirituale, di una vita nuova.
“Io ero cieco ma questi occhi ora hanno visto”, diceva San Paolo dopo la Sua conversione.
Per noi credenti significa seguire Gesù, la Sua luce; ascoltandolo e mettendo in atto le Sue parole ci guiderà verso un mondo migliore; fidiamoci di Lui.
Laudato sie, mì Signore, cum tucte le tue creature!
Buona Domenica
Che sia un cammino di conversione, caro Alberto. Il mondo ne ha bisogno
Mi piace sono colpito…dalla differenza che c’è fra Kronos e kairos. Questo è il tempo è ora
Grazie Marco, il Signore ci chiama ORA! Questo è un kairos…
Siamo chiamati sempre, qui e ora. Se voglio ascoltare Dio uno e trino ho sempre davanti a me il prossimo.
La libera risposta che diamo, quella fa la differenza.
L’invito del Signore arriva ogni giorno e sempre in modo diverso:dobbiamo perciò essere attenti all’ascolto e questo non sempre avviene perchè a volte siamo distratti o pieni di pensieri e di cose da fare.Chiediamo al Signore la grazia dell’ascolto e di fare spazio alla voce dello Spirito che ci conduce lungo la strada del Bene per noi ,per l’umanità ,per il Creato.Laudato Si’
Vero, cara Immacolata. Quante volte, perché distratti, non risiciamo a cogliere il kairos che Dio ci offre? Preghiamo affinché il nostro sguardo resti vigile
Grazie caro Antonio! Riconoscere la Galilea delle genti che oggi, Ora… Chiama alla conversione e al cammino…. È la grazia che chiedo! Buona domenica a tutti
Mi piace sono colpito…dalla differenza che c’è fra Kronos e kairos. Questo è il tempo è ora
Grazie mille Antonio per questa riflessione. Ci condividi in questo brano del Vangelo che c’è una chiamata per seguire Gesù, una chiamata per nome. Gesù ci conosce per nome. In questo brano Gesù chiama i quattro discepoli lo seguono subito. Mi colpisce quest’ avverbio “subito” . Penso a quante volte ho capito bene ciò che il Signore mi chiedeva e gli ho risposto: aspetta un po’, ci devo pensare… I quattro invece hanno capito bene la prima bella notizia: “… il regno dei cieli è vicino”. Vicino significa è già arrivato. Accettando l’ invito la verifica da fare è una continua conversione ogni giorno per gustare la comunione con Cristo e rimanere nella sua luce. Amen
Chissà che emozione sentirsi chiamati per nome da Gesù… Ma Dio chiama ognuno di noi per nome, ognuno di noi è prezioso ai suoi occhi. Il tuo nome è una gioia…
Anche san Francesco ci ricorda che dove sembrano esserci le tenebre , la sciagura , l irreparabile , paradossalmente , lá si attivano il Kairos , la Perfetta Letizia Laudato si a tutti
Esatto… La perfetta letizia è proprio questo, la comprensione dei tempi di Dio
Bello.
La risposta è nel silenzio. Incredibile come le parole migliori, che emergono da questo vangelo, sono le azioni pratiche, sono quelle reti abbandonate sulla barca. Grazie Antonio per questo spunto così bello
Grazie a te Roberta, quanto è vero: nel silenzio spesso la nostra vita prende una direzione precisa. Buon weekend
Questo vangelo ci ricorda che il tempo opportuno, nella nostra vita, è spesso quello peggiore, il fallimento, o quando proprio non ci capiamo nulla. È lì che Dio invece costruisce la sua provvidenza
Camminare nel nostro quotidiano porta Dio a rivestirlo di dignità, e anche la sconfitta può assumere un significato di salvezza. Ti auguro di leggere dritto, come Dio, sulle righe storte della vita
Che bello essere chiamati all’azione per nome,la propria identità.Rispondiamo con la conversione,impegnandoci a costruire un pezzo di Regno nella nostra realtà quotidiana senza arrenderci allo sconforto delle tenebre.Grazie Antonio
Fa sempre riflettere la chiamata Gesù rivolge agli Apostoli; li chiama per nome e li valorizza, proprio come valorizza e rende ognuno di noi unici e irripetibili.
Non è importante quello che fanno, o forse si, ….. ma forse è più importante e profondo quello che sono: “amati dal Signore”..
Che bello, “Laudato Si'”, poter riscoprire ogni giorno, anche in mezzo alle difficoltà e alla stanchezza, anche di fronte ai fallimenti, anche se a volte demoralizzati, ma sapere che il Signore c’è sempre e ci AMA, tutti tutti, proprio così come siamo, anche con i nostri limiti, sia nei i momenti più difficili, nei momenti più belli e gioiosi!!!
Aiutaci ed illuminaci Signore, perché sappiamo nutrirci di Te, con la Parola di Dio e con l’Eucaristia…
Grazie Antonio, trovo importante collocare il testo nel contesto del vangelo di Matteo, una cerniera tra la parte del Battista e il discorso della montagna. La chiamata quindi assume un valore importante, come degno di nota è il riferimento alla “Galilea delle genti”, a questo Dio che illumina la nostra vita di ogni giorno
La “Galilea delle genti” è forse quella quotidianità in cui mai proveremmo a cercare Dio. Ed è proprio lì che Dio sceglie di chiamarci. Buon weekend caro Alessio
Mille voci confondono il nostro andare ma ascoltando con il cuore arriva sempre la voce di Gesù ed è Kairos con spirito nuovo e ardente che ti indica una strada poco illuminata dove portare la sua luce. LaudatoSI
Grazie Maria Giovanna, il Signore illumini le nostre orecchie nella confusione di ogni giorno, per riconoscere la sua voce che ci chiama…
Supplichiamo il Padrone delle messe per l’intercessione della Vergine Maria, madre del Padrone delle messe e S. Francesco di Assisi, perché la grazia della prontezza a rispondere alla chiamata del Maestro non incontra nessuna resistenza nei nostri cuori. Amen alléluia.
Grazie Oliver, è proprio dalla nostra risposta a questa chiamata che si gioca la promozione del regno di Dio tra gli uomini. Per questo ci vuole tanta preghiera…
Ogni giorno sia sempre ringraziato Dio Padre Buono per regalare un nuovo giorno. Siamo noi che non ringraziamo con le nostre azioni Dio e facciamo la nostra volontà e non la Sua, ci basta poco solo amare il nostro prossimo come noi stessi. Buon week end a te Antonio e a tutti con la luce del Signore amen Laudato Sii.
Grazie Anna Rita, tutto inizia dal ringraziare, primo passo per prendere consapevolezza del dono di Dio. Buona domenica anche a voi!!
“Camminava lungo il mare”
…che la nostra conversione sia un movimento verso e dentro la Luce…non la posizione statica di chi sta nelle tenebre…Grazie Antonio
Buona Domenica Laudato Si’
Il Signore ci ha chiamato ci chiama e ci continuerà a chiamarti non facciamoci aspettare corriamo verso la Luce sicuramente cammineremo sicuri perché andremo incontro a chi ci aspetta e ci chiama per nome. Grazie Gesù per avermi chiamato 🙏
Ciao, Antonio. Io sento il passaggio di Cristo che bussa alla mia porta di casa ogni domenica, di solito durante la messa, ma ultimamente lo sto avvertendo anche da casa, grazie alle tue riflessioni che spingono sempre a non rimanere nell’ombra, a rivolgerti un pensiero. La tua rubrica “Parola e creazione” è davvero un invito a lasciare tutto e a seguirti, almeno per qualche minuto, e a ritrovare questa comunità “virtuale” che aggiunge sempre qualcosa di più, qualcosa di personale. Per questo, prima di tutto, grazie a te e a tutti quanti voi!
Mi ha molto colpito Alberto Barchielli quando ha ricordato il gesto di Papa Wojyila del 09/05/1993 perché sono agrigentino. Ma vorrei aggiungere anche un altro esempio di conversione, quello di Rosario Livatino, che dedicò la sua vita di magistrato proprio nel perseguimento dei valori cristiani. Direi che anche lui certamente faccia parte di quei “pescatori d’uomini” che lasciarono tutto per dedicarsi a Dio, a quella “Galilea della genti” che fa tanto pensare al mondo giudiziario, al mondo delle carceri.
Detto ciò, oggi è morto Giosuè Chindamo al pronto soccorso presso l’ospedale Cardarelli di Napoli. Era un detenuto, ma anche un poeta. Scrisse che un giorno una farfalla era venuta a fargli visita tra le sbarre della sua cella. Subito avvertì nel cuore un po’ di speranza. Ma preferì cacciarla via ben presto, perché non voleva che entrasse nella sua “valle dei dolori”. Voleva restituirle la libertà. Non voleva si corrompesse. Non era il posto adatto a lei.
Voglio immaginare la farfalla come Gesù Cristo che entra silenziosamente nelle nostre vite, talmente piccolo che pochi riescono a vederlo. Ma soprattutto siamo in pochi a riuscire a tenerlo per sempre con noi. C’è chi se lo lascia sfuggire senza accorgersene, come il fariseo (che prega con la testa più che con il cuore) e chi, come il pubblicano, lo lascia entrare nel proprio cuore (per mezzo dell’umiltà), dove resterà per sempre. Ma c’è anche chi, come Giosuè, lo fa entrare nel proprio cuore (per mezzo della poesia), per poi lasciarlo andare via (per amore) rimanendo fermo alla sua vita di sempre, ma trasformandosi lo stesso in “pescatore d’uomini”.
Stavo riflettendo come potrebbe succedere oggi una cosa simile.
Gesù passa e dice a due lavoratori di lasciare tutto e seguirlo, sembra impossibile, però a pensarci bene la stessa cosa succede anche oggi, magari con più calma, seguendo un percorso di cambiamento.
Lui essendo il Creatore ha bisogno soltanto di guardarli e chiamarli, e non va a cercare i sacerdoti del tempio, va a cercare due pescatori, magari stanchi e delusi dalle reti vuote…
Buona domenica
Grazie a tutti voi, nella Domenica della Parola di Dio, I vostri commenti e riflessioni hanno messo al centro la parola. Come nella festa ebraica della parola, abbiamo fatto “festa” spiritualmente. E cerchiamo, ogni domenica, di mettere al centro questa dimostrazione di amore: Dio che parla con noi. Buona settimana!