(Duccio di Buoninsegna, predella Maestà del Duomo di Siena, Frik Collection, New York, 1308)

Domenica 22 febbraio 2026

I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A

Commento al Vangelo della domenica

Mt 4,1-11

Inizia questa domenica un nuovo cammino, sempre vecchio e allo stesso tempo nuovo, come ciclica è la nostra vita. Da oggi entriamo nel contesto naturale del Battesimo nel Giordano. Dopo il battesimo, infatti, Gesù viene descritto con l’episodio delle tentazioni. È importante aprire questo cammino quaresimale fissando lo sguardo sul tema della tentazione, avendo come esempio Gesù.

Cosa è una tentazione? Satana stesso ci dà la risposta: “Se sei figlio di Dio”. La tentazione non riguarda le cose, il pane, l’acqua, perché le cose sono in sé. Se noi viviamo da figli di Dio, comprendiamo che tutto è dono. Ma se il nostro dio è altro, di conseguenza noi diventiamo i padroni del Creato, ce ne impossessiamo, ci illudiamo di dominarlo. Questa è la tentazione che viviamo tutti noi: chi di noi, per risolvere la fame nel mondo, non desidererebbe trasformare tutte le pietre in pane? Chi di noi, guardando alla politica internazionale, non avrebbe desiderio di governare i regni della terra per vivere la pace nel mondo? Se avessimo un dio che esaudisse tutti i nostri desideri, le preghiere di guarigione che ci chiedono i nostri amici, quanto saremmo contenti? A pensarci bene, è la tentazione che viviamo tutti noi, la nostra chiesa, spesso “a fin di bene”.

Gesù si rifiuta categoricamente, rifiuta di essere il Messia che risolve tutti i problemi del mondo. Non è il Messia politico che molti in Israele aspettavano. Non è il Messia con effetti speciali, che scende dalla croce e tutti gli credono. Nulla di tutto ciò. Gesù, come figlio di Dio, ha scelto di essere solidale con tutti i fratelli, con il limite di ciascuno di noi, a partire dal silenzio vissuto nel battesimo, pochi versetti prima, in coda con i peccatori.

“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto”, pieno di Spirito, ha appena ascoltato il Padre che ha detto “sei mio figlio”. Il deserto, luogo del Creato che ci parla con forza attraverso il silenzio e l’aridità di morte, è il luogo del nostro limite. È la condizione umana contrapposta al giardino, alla ricchezza, ciò da cui scappò Adamo, finito per disobbedienza nel deserto. 

La parola tentazione, in greco πειρασμός (=”peirasmos”), significa “trapassato con la punta”, “andare oltre”, trovare il guado. Da questa parola deriva “esperienza”, anche “esperto”, nella prova diventi provato, fai esperienza. Con la stessa radice deriva anche la parola “pericolo”, radice di “perire”. La tentazione esprime la tensione della nostra vita, dove da un lato vogliamo “andare oltre”, ma rischiamo continuamente di perire.

“Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame”. È normale, ogni uomo ha fame. Fame di cibo, di beni materiali. Fame di relazioni, di vita tra gli uomini. Fame di Dio, di risposte di senso oltre il nostro sguardo quotidiano. Su queste tre forme di fame, che racchiudono tutto il desiderio degli uomini, si snoda il racconto delle tre tentazioni di oggi.

«Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane», all’apparenza un’opera buona, il pane è buono, la pietra è buona, che male c’è a obbedire? Il diavolo non dubita che Gesù sia figlio di Dio, sarebbe sciocco, ma l’accento sottile della tentazione è “come vivere da figli di Dio?”. Vediamo che Gesù agisce con una citazione, ripresa dal Deuteronomio (Dt 8, 3) “Non di solo pane vivrà l’uomo” e la completa dicendo “… ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio“. Tutto è dono, e tutti i beni vanno vissuti da custodi, e non da padroni. Quanto è profetico il voto di “povertà” che Francesco chiede ai frati, di “vivere senza nulla di proprio”.

“Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù“, la seconda tentazione, detta non più nel creato desertico ma nel punto più alto del tempio. La tentazione rivolta a Dio, grande fame dell’uomo che ha bisogno di Dio. Il diavolo, in questa tentazione, cita espressamente la Parola, il Salmo 91, il diavolo conosce bene la teologia. Il diavolo cita il migliore salmo sulla fiducia in Dio. L’invito è “metti alla prova Dio che ti promette questo!” Cosa c’è di male? La tentazione consiste nel mettere alla prova Dio, proprio perché in fondo non si ha fiducia. Se un ragazzo ha fiducia della fidanzata, non ha mica bisogno di metterla alla prova.

«Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Questo dice il tentatore, nell’ultimo tentativo, avendolo portato in alto sul monte. La terza “fame” dell’uomo è il potere. Non riguarda più le cose, ma le relazioni con gli altri. Non dice “se sei figlio di Dio”, perché non avrebbe senso chiedere di prostrarsi, ma mostra i regni, il potere come dominio. Gesù risponde sempre con la Sacra Scrittura, si riferisce alla scena del vitello d’oro, e cita il Deuteronomio quando risponde “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”. Non c’è nulla di buono, a differenza del pane, nel dominare l’altro. “Allora il diavolo lo lasciò”. Il finale è molto bello, il diavolo si arrende e va via. Questo consente a Gesù di essere avvicinato da angeli che lo servivano. Resistere alle tentazioni ci porta a essere serviti da Dio.

In questa gratuità dimostrata nel deserto delle tentazioni, sembra di ascoltare le parole di Santa Chiara: “Il beato Francesco poi, costatando che, nonostante la debolezza e fragilità del nostro corpo, non avevamo indietreggiato davanti a nessuna penuria, povertà, fatica e tribolazione, né ignominia o disprezzo del mondo, che, anzi sull’esempio dei santi e dei suoi frati, tutto ciò stimavano sommo diletto, molto se ne rallegrò dal Signore” (FF 2832). 

Vi auguriamo di cuore un buon cammino quaresimale

Laudato si’!