(Michelangelo Merisi da Caravaggio, Resurrezione di Lazzaro, Museo Regionale, Messina, 1609)
Domenica 22 marzo 2026
V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Commento al Vangelo della domenica
Gv 11,1-45
Prosegue il cammino verso la Pasqua del Signore. La quinta domenica di Quaresima ci offre un’anticipazione del tema centrale della Pasqua: la resurrezione. Siamo nel cuore del vangelo di Giovanni, nell’episodio che segna definitivamente una svolta negli eventi di Gesù: questo miracolo, di fatto, è veramente “per la gloria di Dio”, nel senso che lo porterà a essere glorificato dall’alto del legno della croce.
A una lettura più attenta, vedremo che il destinatario del miracolo non è Lazzaro, che pure esce dal sepolcro, ma sarà comunque destinato a ritornarvi. Il ventre della mamma terra che accoglie il suo corpo lo riprenderà dopo qualche mese o qualche anno, fa poca differenza. I destinatari di questo miracolo possiamo essere noi, se scegliamo di comportarci come determinati personaggi del racconto di oggi. Un brano stupendo, molto dinamico, in cui tutti escono, da Gesù che esce dalla Galilea a Marta che esce di casa, da Maria che viene incontro correndo a Lazzaro che esce dal sepolcro, dai Giudei che escono dalla città. Tutto in movimento, segno della vita che risponde alla tentazione della morte.
«Signore, ecco, colui che tu ami è malato». Il brano si apre con un’espressione ripetuta di malattia. Una condizione che accomuna tutti noi, tutto il creato in fondo è malato, e chi di noi non leva verso il cielo una preghiera, simile a quella delle due sorelle per il fratello malato? Ma in questa preghiera c’è già qualcosa di più: c’è una relazione di amicizia, colui che tu ami, un’espressione che non offre tante scelte a Gesù, chiaramente coinvolto. Dove c’è amicizia, non può esserci morte.
Noi cerchiamo sempre un senso alla sofferenza. Come già detto domenica scorsa di fronte al cieco, anche in questo caso Gesù ci offre una chiave di lettura insolita: “Questa malattia non porterà alla morte”. Dice: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là” suona quasi ironico, come se l’affetto di Gesù non avrebbe neppure consentito questa morte, e non avrebbe potuto compiere un miracolo più grande.
E qui entrano in scena Marta e Maria, descritte al centro delle consolazioni dei Giudei. Un gesto sincero di vicinanza e amicizia, nel momento del dolore. Una scena incredibilmente umana. A rendere questa scena inusuale, a consegnarci l’insegnamento di oggi, ci pensa Gesù. Non appena Marta sa della presenza del maestro, lascia tutti e “come udì che veniva Gesù, gli andò incontro”. Ecco il primo insegnamento: ascoltare e uscire. L’ascolto di Dio, già solo della sua presenza silenziosa, anche nel pieno del dolore rappresenta una scintilla di vita. Molto più delle commiserazioni di circostanza dei vicini.
Oltre al silenzio, Gesù offre una parola di grande forza a Marta: “Io sono la risurrezione e la vita”, ben oltre le singole morti quotidiane. Il grande miracolo compiuto da Gesù è con Marta, riesce a darle una consolazione che risponde alle sue domande più profonde, anche al senso stesso della morte e del suo dolore.
“Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui”: stessa dinamica per Maria, prima un ascolto, e poi una resurrezione, il verbo alzarsi coincide con il verbo risorgere. Il grande miracolo che suscita Maria, con la sua fede, è di vedere Gesù che “si commosse profondamente”. Maria viene raggiunta dalle lacrime di Dio, dalla sua amicizia, dalla sua compassione. Tutta questa parte del brano è solcata da immagini di lacrime, di persone che piangono, dai giudei, a Maria, a Gesù.
Il terzo miracolo di resurrezione, dopo quello operato verso Marta e verso Maria, è infine indirizzato guardando al sepolcro, alla grotta in cui è adagiato il corpo del fratello. Lo vedremo anche la domenica di Pasqua, il sepolcro, in greco μνημεῖον (= mneméion), nel suo termine ha una radice comune con memoria (μνημεῖον) e con morte e le Moire (Μοῖραι), è il segno concreto della coscienza di morte che accompagna la vita degli uomini. Attraverso il sepolcro, gli uomini fanno memoria del destino che accomuna tutti gli umani, cioè gli “humandi” che sono destinati a tornare all’humus, alla terra. Memoria delle origini, siamo tutti fatti di terra, e alla terra destinati a tornare. Una pietra, in ogni sepolcro, separa quindi coloro che sono già morti da coloro che non sono ancora morti. Tutta la nostra cultura può essere basata sulla paura della morte, oppure sul desiderio di vita che abita in Marta e in Maria.
“Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi” mentre tutti rimangono a guardare la pietra, elemento che separa i vivi dai morti, per fortuna che Gesù guarda altrove. Sembra quasi indicarci una nuova direzione, verso il cielo. La prima cosa che fa è ringraziare il Padre, anche questo grande insegnamento per noi che siamo ingrati sempre. E poi, una parola di liberazione, che è molto più che donare la vita di nuovo: «Liberàtelo e lasciàtelo andare» sembra una frase rivolta a ciascuno di noi.
Il desiderio di vita di oggi è espresso da San Francesco di Assisi che canta: “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.” (FF 263).
Vi auguriamo di cuore una buona domenica.
Laudato si’!
Grazie Antonio, ci doni sempre qualcosa di bello sul quale riflettere e meditare!
In questo brano del Vangelo Gesù, pur sapendo che avrebbe risuscitato Lazzaro, si commuove e piange davanti alla sua tomba.
Questo è un dettaglio molto potente: ci fa comprendere che Dio non resta indifferente alle nostre sofferenze.
Non guarda al nostro dolore con distacco, ma lo condivide insieme a noi.
Gesù dice :”Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà”.
Con queste parole non ci sta promettendo che non moriremo fisicamente, ma che il legame con lui è più potente della morte corporale.
Credere significa fidarsi di Lui anche quando tutto sembra finito.
Il brano ci invita a passare da una fede che crede “che qualcosa accadrà alla fine dei tempi” ad una che si fida di nostro Signore ora, nella nostra vita terrena, e che Lui é capace di ridare senso e vita anche alle nostre situazioni più disperate, quando pensiamo che sia tutto finito.
Buona Domenica a tutti!
Grazie Alberto caro, colpisce sempre vedere le lacrime di Dio di fronte alla nostra sofferenza. Sia per noi fonte di consolazione e forza
Thank you Antonio for sharing this meaningful way to reflect on grief.
Una delle cose che mi ha colpito,é il cambio di atteggiamento di Marta,un tempo tutta presa dalle faccende domestiche , ora invece , come udí che veniva Gesú, gli andó incontro.Avrebbe potuto rimanere al centro delle tradizioni funebri del compianto con lamentazioni nell’ accoglienza delle condoglianze degli intervenuti, invece si affretta incontro a Gesú.Anche noi a volte siamo come intrappolati in relazioni umane di circostanza a seconda delle occasioni, ma l’ importante é sapersi sganciare per incontrarci col Signore.
Grazie e buona domenica, Antonio,e a tutti.
Grazie, caro Antonio, per questa meditazione. Per me è stata particolarmente toccante e illuminante!
La resurrezione di Lazzaro e’ la pagina piu commovente riguardo alla amicizia .Quando si ama davvero Dio interviene.Gesu come persona umana si commuove profondamente alle lacrime di Marta e Maria per la morte del loro fratello che Gesu’ aveva come amici. E prega il Padre eterno perché lo faccia tornare in vita. Ciò ha anche a dimostrazione che nulla e’ impossibile a Dio. La Vita non e’ soppressa dalla morte ma e’ per sempre…..c’ e’ una eternità. E comunque la vita terrena resta preziosa come ci ha dimostrato Gesu’ con Lazzaro.
Bellissimo riflettere sull’amicizia sulla umanità di Gesù e sempre che rngrazia Dio sempre vicino
“Colui che tu ami”… Quante volte quasi ce la prendiamo con Dio, come se fosse distante da noi… Bello soffermarsi su questo caro Antonio
Più lo sentiamo vicino, più Dio ci parla ogni giorno. Un abbraccio Domenico
Una pietra separa i vivi dai morti, e noi spesso restiamo fermi a guardare le pietre. Grazie Signore che ci insegni a guardare oltre
Cara Giorgia, sta a noi guardare oltre questa pietra
Grazie Antonio. Oltre alle lacrime, segno di presenza e vicinanza, mi hanno colpito le parole ascolto ed andare. L’una segno di prossimità, di comprensione, ma statica che invita, poi, a fare memoria ed a riflettere; l’altra, dinamica, indica andare oltre, oltre la pietra del sepolcro, guardare il cielo, al quale tendiamo e la terra da cui veniamo e alla quale tornemo. Troppe, oggi, le lacrime di tanti innocenti, incolpevoli che subiscono i dolori inferti. Ripiegati nelle nostre fragilità non riusciamo a comprendere il grande dono che ci è stato promesso della Resurrezione, in cielo, ma soprattutto in terra. Dobbiamo uscire da noi e consegnarci, con gioia, alla Sua volontà. Buona e santa Resurrezione
Caro fratello, hai detto cose profonde e magnifiche…non mi sento di aggiungere altro se non una parola di cui oggi noi e il mondo intero abbiamo bisogno…
SPERANZA!!!
Viene da chiedersi quale sia questa morte “seconda” di cui parla San Francesco. Grazie Antonio per questo parallelismo tra Lazzaro e il Cantico
Grazie Daniela, l’invito forse è più a una vita “viva”
Questa domenica un antipasto della Pasqua, con una “resurrezione temporanea” che ci fa capire, in questo tempo di ostensione del corpo di San Francesco, il senso della nostra vita e il valore del tempo. Solo Dio salva.
Grazie Giovanni caro, vedere in queste settimane questo “corpo consumato” per amore, mi ha aiutato a scoprire come dici tu il senso del tempo. Grazie Signore!
Grazie Antonio per questa bella riflessione, che ci apre all’ultimo tratto di questa Quaresima vissuta insieme. Buona domenica
Sofferenza dinamismo e gratitudine e’ quello a cui oggi mi richiama il Vangelo. E ‘ umano soffrire, piangere, partecipare del dolore ma non può bastare. Sarebbe troppo facile. Bisogna alzarsi per risorgere. Immobilismo e rassegnazione ci chiudono nella nostra zona confort dalla quale siamo emeriti spettatori. Bisogna agire per vivere il cambiamento, bisogna camminare verso l’altro e camminare insieme all’altro, custodire le nostre amicizie con piccoli gesti e infine ringraziare, ringraziare sempre per le meraviglie che ogni giorno Lui opera in noi.
Dove c’è l’ amicizia non può esserci morte…mi piace questa frase che consola..ricordiamoci che nei momenti bui non siamo soli Lui è sempre con e ci ricorda che è Resurrezione e Vita. Grazie Antonio come sempre ci regali queste belle è profonde riflessioni che ci aiutano a vivere meglio la giornata e questo tempo di Quaresima buon fine settimana
Una delle cose che mi ha colpito,é il cambio di atteggiamento di Marta,un tempo tutta presa dalle faccende domestiche , ora invece , come udí che veniva Gesú, gli andó incontro.Avrebbe potuto rimanere al centro delle tradizioni funebri del compianto con lamentazioni nell’ accoglienza delle condoglianze degli intervenuti, invece si affretta incontro a Gesú.Anche noi a volte siamo come intrappolati in relazioni umane di circostanza a seconda delle occasioni, ma l’ importante é sapersi sganciare per incontrarci col Signore.
Grazie e buona domenica, Antonio,e a tutti.
In questo Vangelo Gesù si dichiara se stesso come “la Resurrezione de la vita”. Lo vediamo profondamente afflitto per la morte del suo amico. Lo troviamo pregando a Dio per la morte del amico. Lo vediamo pieno Forza quando ordina a Lazzaro di abbandonare la tomba
rre
Dal Vangelo di questa domenica emerge chiaramente una cosa: il Signore non ci lascia mai soli.
Grazie Antonio per le tue toccanti e bellissime riflessioni.
Un Dio che piange e non è indifferente al dolore umano.Gesù che piange con Marta e Maria attesta che Dio piange con noi:una dichiarazione d’amore che libera.Grazie Antonio !
La resurrezione di Lazzaro e’ la pagina piu commovente riguardo alla amicizia .Quando si ama davvero Dio interviene.Gesu come persona umana si commuove profondamente alle lacrime di Marta e Maria per la morte del loro fratello che Gesu’ aveva come amici. E prega il Padre eterno perché lo faccia tornare in vita. Ciò ha anche a dimostrazione che nulla e’ impossibile a Dio. La Vita non e’ soppressa dalla morte ma e’ per sempre…..c’ e’ una eternità. E comunque la vita terrena resta preziosa come ci ha dimostrato Gesu’ con Lazzaro.
Desiderio di Vita!
…vivere non con la paura della morte…vivere con il desiderio della vita
…alzarsi e camminare…noi fragili e innamorate creature che si affidano…e credono nella Pasqua di Risurrezione
Grazie…Buona Domenica Laudato Si’
Grazie a tutti per queste profonde riflessioni. Siamo davanti ad un vero atto di misericordia, Gesù dice a Marta: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”. Facciamo nostra questa parola di conforto, sia pensando alla nostra morte che a quella dei nostri amici: là dove c’è fede in Cristo, c’è Cristo in persona. Francesco d’ Assisi va oltre loda per la sorella morte, passaggio che ci aiuta ad entrare nel regno di Dio. Buona domenica.
Grazie Antonio. Io ho trovato un fatto curioso: Gesù che piange, perché ha visto piangere. Praticamente Gesù partecipa al dolore degli altri. Infatti Gesù sapeva già da qualche giorno, che Lazzaro sarebbe risorto. Pertanto Gesù ci è sempre molto vicino visto che sente le nostre emozioni da poveri ignoranti e si commuove anche se sa tutto. Pace e bene.
La resurrezione di Lazzaro e’ la pagina piu commovente riguardo alla amicizia .Quando si ama davvero Dio interviene.Gesu come persona umana si commuove profondamente alle lacrime di Marta e Maria per la morte del loro fratello che Gesu’ aveva come amici. E prega il Padre eterno perché lo faccia tornare in vita. Ciò ha anche a dimostrazione che nulla e’ impossibile a Dio. La Vita non e’ soppressa dalla morte ma e’ per sempre…..c’ e’ una eternità. E comunque la vita terrena resta preziosa come ci ha dimostrato Gesu’ con Lazzaro.
Gesù, come suo Padre ci ama profondamente,un Amore immenso puro pieno , e si commuove se noi soffriamo,partecipa al nostro dolore : “la sua creatura soffre e non si può umanamente rimanere indifferente”.
Grande Dio !
Ciao, Antonio. E’ veramente incredibile come questa parola del Signore capiti in mezzo a noi proprio in quest’esperienza di volontariato che stiamo vivendo ad Assisi. Le lacrime che “inondano” tutta la parabola sembrano le stesse che vediamo negli occhi dei visitatori che ogni giorno vengono per venerare le reliquie del Santo.
Il corpo di Lazzaro resuscitato sembrano le ossa di San Francesco che proprio stasera verranno “portate via dai nostri occhi”!!!
Il sepolcro è simbolo di morte, di inferi, ma anche di quel mare dal quale riemergono nell’Apocalisse i cadaveri in attesa del secondo giudizio, di quel mare che inondò la terra ai tempi di Noè, di un’acqua che uccide.
Per fortuna che oggi è la giornata mondiale dell’acqua! Ma non si tratta di un’acqua che uccide e nemmeno di un’acqua santa, quella sorgente da cui attingiamo ogni giorno per saziarci di vita nel cuore: le Sacre Scritture.
No. Nulla di tutto questo! E’ un acqua che va risparmiata, rispettata, non sprecata! E’ l’acqua che la Samaritana al pozzo stava bevendo, quella di cui inizialmente stava parlando con Cristo.
Allora, voglio cogliere al balzo il tuo invito a trasformare la nostra “cultura della paura della morte” in “cultura del desiderio di vita”, invitando ciascuno di noi a distogliere per un momento lo sguardo dalle ossa, dai corpi putrefatti “da quattro giorni” e a guardare all’ecologia integrale di Papa Francesco che oggi ci invita a valorizzare questa risorsa.
Come? Certamente ringraziando Dio nelle nostre preghiere, ma anche attraverso piccoli gesti quotidiani che tutti noi possiamo fare ogni giorno:
1) quando facciamo la doccia, stiamoci per qualche minuto di meno!
2) quando ci puliamo i denti o le mani, chiudiamo il rubinetto nel frattempo che spazzoliamo i denti o insaponiamo le mani!
3) non gettiamo olio e fritture nello scarico del lavandino!
Caro Antonio, bello nel vangelo l’ anticipazione del tema centrale della Pasqua. Mi piace pensare che i destinatari di questo miracolo possiamo essere noi , ma , dipende dalle nostre scelte . Bello il dinamismo di tutti ,segno di ricerca di vita , bella la ricerca di relazione di amicizia e amore anche con il creato , ascoltare è uscire, resuscitare .Che dire del pianto di Gesù , grazie Antonio tanti, tanti spunti di riflessione